Domande frequenti

08. In quali casi occorre applicare la ritenuta di acconto in fattura ed in quale modo?
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La ritenuta di acconto ai fini IRPEF costituisce un acconto delle imposte che il professionista deve pagare sui propri compensi professionali allorquando presta la propria opera per un cliente che è anche sostituto di imposta. Un “sostituto di imposta” ai sensi degli artt. 23 – 30 D.P.R. 600/73 è un soggetto giuridico, (ad esempio sono sostituti di imposta tutte le società, gli enti non commerciali, le amministrazioni pubbliche, le scuole, i professionisti etc.) al quale lo Stato Italiano riconosce un ruolo di esattore in acconto dei tributi dovuti sui compensi corrisposti ai professionisti. In tal senso i sostituti di imposta sono obbligati a trattenere al professionista una quota del compenso loro spettante e a riversare il medesimo importo all’erario entro il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento della parcella professionale. I sostituti di imposta salvo specifiche proroghe, entro il 28/02 dell’anno successivo al pagamento della fattura emessa dal professionista dovranno rilasciare un documento attestante tutte le ritenute IRPEF operate per il professionista cioè la cosiddetta certificazione dei compensi. Le ritenute certificate vanno riportate in dichiarazione dei redditi a riduzione del debito di imposta.

La ritenuta d’acconto, che è pari al 20%, si computa sugli onorari e sulle altre somme soggette ad IVA (rimborsi spese forfetariamente determinati) con esclusione dell’importo addebitato pari al 2% per rivalsa Cassa Previdenza.

Nei casi invece in cui il cliente è una persona fisica (per esempio un committente privato in terapia), non essendo questi un sostituto di imposta, nella fattura non andrà calcolata e riportata la ritenuta di acconto.


 Ultimo aggiornamento Thu 11 Feb 2016 10:26

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