Domande frequenti

01. Se ci viene attribuito un guadagno superiore a quello realmente avuto occorre adeguarsi?
Ultimo aggiornamento 4 anni fa

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Lo Psicologo che risulti congruo e coerente non avrà alcun problema specifico da risolvere in relazione agli Studi di Settore salvo quelli normalmente previsti dalle ordinarie procedure di accertamento utilizzabili dall'Amministrazione Finanziaria per la verifica delle dichiarazioni dei redditi ivi inclusa quella di verificare la corrispondenza delle informazioni extracontabili riportate nello Studio di Settore.
In tutti gli altri casi, tuttavia, gli Studi di Settore costituiscono un indicatore utilizzato dall'Agenzia delle Entrate al fine di individuare i soggetti da sottoporre a controllo. In via generale la non coerenza attiva nei sistemi informatizzati di controllo dell'Agenzia delle Entrate è una spia importante sull'attendibilità complessiva dei dati forniti dal contribuente e può dar luogo ad un accertamento di tipo analitico presuntivo ai sensi dell'articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 e 54 del D.P.R n. 633 del 1972, previa verifica con il contribuente delle motivazioni della non coerenza e, successivamente, utilizzando l'istituto dell'accertamento con adesione. La non congruità invece autorizza l'Agenzia delle Entrate ad utilizzare i ricavi o i compensi puntuali di riferimento calcolati dallo Studio di Settore, ai fini della emissione di un accertamento, previo contraddittorio, ma senza necessità di verifica sul posto o di esame delle scritture contabili. L'art. 10, legge 8 maggio 1998, n. 146, stabilisce le modalità di applicazione degli accertamenti basati sugli Studi di Settore. Con l' art. 37 commi 2 e 3 del D.L.223/2006 è stata rimossa la condizione che la non congruità debba verificarsi per almeno due anni su tre consecutivi, ma sarà sufficiente anche un solo esercizio di non congruità per l'attivazione di un meccanismo di accertamento induttivo. Inoltre non è più previsto che per gli Psicologi che adottano un sistema di contabilità ordinaria l'Agenzia delle Entrate possa effettuare accertamenti sulla base degli Studi di Settore, a condizione che preventivamente constati l'inattendibilità della contabilità. Con l'art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, sono state esplicitamente previste modalità e regole per l'effettuazione degli accertamenti basati sugli Studi di Settore che seguono le seguenti linee guida:
- condizioni di applicabilità degli Studi di Settore graduate in relazione agli obblighi contabili dei contribuenti;
- considerazione delle cause di esclusione dalla applicazione degli Studi di Settore nelle ipotesi in cui fossero sorte perplessità sulla loro attendibilità;
- verifiche sui prototipi degli Studi di Settore da approvare, affidate alla Commissione di Esperti che esprime un giudizio sulla idoneità dei predetti studi a presentare la realtà analizzata.

Anche la disciplina successiva è stata rivolta a considerare solo le "gravi" incongruenze tra i compensi dichiarati e quelli ottenuti dall'applicazione degli Studi di Settore, genericamente previste dall'articolo 62-sexies del D.P.R. 331 del 1993. La valenza probatoria dei risultati degli Studi di Settore posti a base di eventuali avvisi di accertamento dall'Amministrazione Finanziaria nello svolgimento di un eventuale contenzioso risulta controversa. In tal senso l'Agenzia delle entrate ha emesso un Comunicato del 7 giugno 2006 e due circolari la C.M.12.6.2007 n.38/E e la C.M. 6.7.2007 n.41/E. Il comunicato ribadiva quanto previsto dalla normativa secondo il seguente testo:" Gli studi di settore non sono uno strumento di accertamento automatico e i contribuenti non hanno alcun obbligo di adeguarsi agli stessi se ritengono che non rispecchiano la loro realta'. L'Agenzia delle Entrate ribadisce che gli studi, come peraltro stabilito dalla normativa, sono uno strumento utilizzabile come punto di riferimento dal contribuente, che adeguandosi puo' stare piu' tranquillo rispetto ad eventuali successivi controlli, e per l'Amministrazione stessa, ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a verifica e controllo. Pertanto tutti i contribuenti che, per qualsiasi ragione, ritengono di non rientrare nei parametri di congruita' fissati dagli studi sono liberi di non adeguarsi. La Circolare 41/E dell'Agenzia delle Entrate da un lato concede al contribuente di risultare congruo adeguandosi al ricavo puntuale, se maggiore, e non a quello minimo che tiene in considerazione gli Indicatori di Normalità Economica, introdotti dalla Legge 296/2006 art.1 commi 13 e 14. Dall'altro invece sostiene (come già la circ. 27/06/2002 n. 58 par. 12.1) la valenza probatoria dei risultati degli Studi di Settore quale presunzione legale relativa (contro la quale il contribuente può opporre prova contraria gravando tuttavia su questi l'onere probatorio). La Corte di Cassazione con la sentenza 2891/2002 si è pronunciata in merito e l'Agenzia delle Entrate ritiene con questa confermata la legittimità degli accertamenti di tipo parametrico, pertanto viene spesso richiamata nelle controdeduzioni degli uffici per affermare il principio dell'inversione dell'onere della prova a carico dei contribuenti. Altra dottrina invece sottolinea il passaggio della sentenza 2891/2002 in cui si afferma che l'art. 39 comma 1 lett. d) del DPR n. 600 del 1973 consente la presunzione di attività non dichiarate risultanti da uno strumento parametrico quale lo studio di settore solo se confortate da altri indizi qualora lo scostamento renda non credibile il risultato della dichiarazione.

Secondo la stessa Corte di Cassazione, sent. 15/12/2003 n. 19163 (relativa ai parametri ma estensibile agli studi di settore) la flessibilità degli strumenti presuntivi trova origine e fondamento proprio nell'art. 53 della Costituzione, non potendosi ammettere che il reddito venga determinato in maniera automatica, a prescindere da quella che e' la capacità contributiva del soggetto sottoposto a verifica. Secondo la Corte Costituzionale invece, sent.01/04/2003 n.105 (relativa ai parametri ma estensibile agli studi di settore), i parametri prevedono un sistema basato su una presunzione semplice la cui idoneità probatoria e' rimessa alla valutazione del giudice di merito. La giurisprudenza di merito non è univoca ma in diversi casi ha ritenuto (ctp avellino, sez.I, sentenza 04/02/2003, n. 248 relativa ai parametri ma estensibile anche agli studi di settore) lo scostamento fra i ricavi dichiarati e quelli derivanti dall'applicazione dei parametri, presunzione semplice che non può costituire autonomo strumento di quantificazione del reddito, pertanto l'ufficio deve indicare in base a quali ulteriori elementi procedere alla rettifica induttiva, spiegando con adeguata motivazione su quali ulteriori elementi presuntivi si fondi l'accertamento.

A parere dello scrivente e secondo la normativa vigente sopra citata lo Studio di Settore genera una presunzione legale semplice che deve trovare altri elementi che abbiano un riscontro diretto ed immediatamente quantificabile sui ricavi dichiarati, per potersi trasformare in presunzioni legali relative ed invertire l'onere della prova. Tuttavia come evidenziato le posizioni tra agenzia delle Entrate, Corte di Cassazione e Corte Costituzionale sono divergenti e spesso la valenza probatoria dei risultati degli Studi di settore deve trovare riconoscimento nella giurisprudenza di merito non sempre univoca.
In ogni caso qualora si riceva un accertamento fondato sugli studi di Settore è bene procedere alla costruzione di una difesa articolata non solo fondata sull'illegittimità probatoria dei soli Studi medesimi.
Nella fase iniziale del contenzioso è possibile, in contraddittorio, produrre, presso gli Uffici dell'Agenzia delle Entrate, tutti i ragionamenti che inducono a ritenere il procedimento seguito dallo Studio di Settore non corretto. Si suggerisce di evidenziate circostanze specifiche che hanno alterato le condizioni di normale svolgimento dell'attività economica quali: marginalità dell'attività, altre occupazioni, infortuni, malattie, tariffari ministeriali o sanitari significativamente inferiori a quelli della categoria, presenza di attività part-time o di lavoro dipendente, attività di studi o ricerche etc.. Lo Psicologo dovrà tuttavia tenere presente che ogni ragionamento presuntivo, per trovare accoglimento, dovrà essere dimostrato tramite la produzione di documenti per lo più extracontabili, certi e non soggetti a valutazioni contrastanti.

L'atto di definizione di un accertamento basato sugli Studi di Settore, sottoscrivibile in sede di contraddittorio, deve, infatti, riportare gli elementi di valutazione addotti dal contribuente, i documenti prodotti, i percorsi logico-giuridici che conducono alla revisione dell'originaria pretesa dell'Amministrazione ed i criteri adottati per il ricalcalo della base imponibile, rilevati, a seguito del incontro svolto. In mancanza di accordo con gli Uffici Finanziari, l'Agenzia delle Entrate provvede all'emissione di un accertamento nei confronti dello Psicologo dal quale ci si potrà difendere negli ordinari gradi di giudizio e secondo le normali regole del contenzioso tributario.

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