Domande frequenti

12. Come si identifica una attività commerciale marginale?
Ultimo aggiornamento 5 anni fa

La legge 266/91 (volontariato) nella sua versione iniziale prevedeva che il Ministero delle Finanze decidesse sulla marginalità in base alla domanda presentata dall'organizzazione stessa. Ora finalmente è stato fissato un decreto i cui punti chiave sono di seguito riassunti: L'attività commerciale deve essere svolta:
  • in funzione della realizzazione del fine istituzionale;
  • senza l'impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato (quali l'uso di pubblicità, insegne luminose, locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell'impresa). 

Sono marginali:
  • le attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza di campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali; 
  • le attività di vendita di beni acquistati da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dal organizzazione senza alcun intermediario. 
  • cessione di beni (come sopra, senza intermediari) prodotti dagli assistiti e dai volontari 
  • attività di somministrazione di bevande e alimenti in occasione di raduni, manifestazioni ... a carattere occasionale.
  • attività di prestazione di servizi (cfr DPR 633/72 – art.3) rese a terzi in conformità alle finalità istituzionali, verso il pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano il 50% del costo sostenuto dall'organizzazione. 
Ma non sono marginali i proventi derivanti da convenzioni e l'attività del commercio Equo e Solidale svolto in modo abituale.

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