Domande frequenti

11. Ho saputo che, ai fini dell'apertura di uno studio professionale, l'ASL Roma D estende anche agli psicologi l'obbligo di fornire una comunicazione d'inizio attività. Come comportarsi? (risposta elaborata dall'Avv. L. Lentini)
Ultimo aggiornamento 5 anni fa

In occasione di altro analogo quesito, posto da un’iscritta il cui studio è stato oggetto di ispezione e provvedimento di chiusura con richiesta di adeguamento strutturale, ho consultato il modulo di inizio attività diffuso dall'Azienda U.S.L. RM D che, in difformità dalla D.G.R. 368/2013 che si riferisce solo agli studi medici, ha esteso l'obbligo anche alle "professioni sanitarie" senza meglio specificare.

Altre Aziende UU.SS.LL. laziali forniscono lo stesso modulo solo per gli studi medici.

Ritengo arbitraria la posizione dell'Azienda U.S.L. RM D.

Circa l’ambito di applicazione della D.G.R. n.368/2013, pur ritenendo che la professione di Psicologo rientri certamente tra le professioni cosiddette sanitarie (in passato si è molto discusso su questo tema e le opinioni in merito sono state spesso discordanti), resta il fatto che lo studio dello Psicologo non è uno studio medico e che la D.G.R. di cui sopra si riferisce esclusivamente ai Medici (basta osservare le elencazioni di attività ivi riportate per rendersene facilmente conto).

Inoltre è importante ricordare che né le Delibere della Giunta regionale, né la modulistica delle Aziende UU.SS.LL. possono ritenersi atti normativi e che l’imposizione di un formale obbligo di comunicazione di inizio attività con annesse sanzioni ad una determinata categoria professionale deve trarre origine da una legge, giacché incide con effetti limitativi e sanzionatori sulla libera iniziativa privata costituzionalmente garantita.

Nel caso dello Psicologo, una tale fonte normativa non sussiste, tanto che né la legge regionale 3-3-2003, n.4, né la D.G.R. n.368/2013 fanno alcun riferimento alla Vostra categoria professionale.

L’art.4, comma 2 di detta legge regionale, intitolato “Strutture ed attività soggette ad autorizzazione”, si riferisce alle realtà professionali che “Sono soggette alle autorizzazioni alla realizzazione e all’esercizio…” e al comma 1, lettere a), b) e c) elenca tra queste: le strutture di assistenza specialistica in regime ambulatoriale comprese quelle riabilitative, le strutture eroganti prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo e/o diurno per acuzie e/o postacuzie, le strutture sanitarie o sociosanitarie eroganti prestazioni in regime residenziale e semiresidenziale, gli stabilimenti termali. Quindi al comma 2 indica le attività “...soggette all’autorizzazione all’esercizio... le attività di assistenza domiciliare, gli studi odontoiatrici, medici e di altre professioni sanitarie, ove attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente, nonché le strutture esclusivamente dedicate ad attività diagnostiche”.

E’ pacifico che tra le strutture elencate da detto art.4 non rientrano in alcun modo gli studi degli Psicologi, che infatti non sono assoggettati ad alcuna forma autorizzatoria preventiva.

Ciò posto, resta da verificare a quale fonte normativa possa farsi risalire un presunto obbligo degli Psicologi di comunicare all’Azienda U.S.L. territorialmente competente l’inizio dell’attività presso uno studio privato, a pena di pesanti sanzioni anche pecuniarie, allegando peraltro documentazione planimetrica, contratto di locazione o altro titolo di disponibilità dei locali, elenco apparecchiature, autocertificazioni varie, ecc.

Ebbene non v’é alcuna fonte normativa che imponga agli Psicologi questo passaggio burocratico.

Neppure in sede interpretativa (cfr. la nota dell’Assessorato Sanità, Direzione Regionale Programmazione Sanitaria, Area Qualità e Requisiti Autorizzativi e di Accreditamento prot. n.83572/45/09 del 16-7-2009) la Regione ha mai menzionato gli studi professionali degli Psicologi tra quelli assoggettati all’obbligo della comunicazione di inizio attività, mentre ben avrebbe potuto chiarire quali sono le categorie coinvolte senza lasciare adito a dubbi. Nella nota interpretativa citata, la Regione dedica un intero paragrafo (cfr. n.3, pag.6 ss.) a “Le altre professioni sanitarie”, nel quale non vengono menzionati gli Psicologi (vengono richiamati solo i Fisioterapisti, gli Infermieri, gli Igienisti dentali e i Podologi).

Vero è, come sopra accennato, che la professione di Psicologo rientra tra quelle sanitarie, ma una semplice D.G.R. non può imporre, peraltro in modo neppure esplicito, vincoli all’esercizio di un’attività libero-professionale e relative gravi sanzioni.

I provvedimenti ispettivi restrittivi e/o sanzionatori adottati dalle Aziende UU.SS.LL. in sede di controllo possono essere dunque impugnati dinanzi il Tribunale Amministrativo Regionale, entro 60 giorni dalla data in cui se ne riceve comunicazione o notificazione da parte dell’Azienda territorialmente competente.

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